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lunedì 12 aprile 2010

Controdeduzioni presentate all'assemblea annuale degli azionisti della Bayer del 30 aprile 2010

Argomenti di contestazione: le emissioni di anidride carbonica CO2, sostanze rischiose per la salute, contaminazione da organismi geneticamente modificati.
Comunicato della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER, 24-3-2010. Tradotto da  Curzio Bettio, Tlaxcala
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER ha presentato delle controdeduzioni all’assemblea annuale degli Azionisti della Bayer che si terrà a Colonia/Germania il 30 aprile 2010.   La Coalizione e altri gruppi che si battono per la giustizia sociale e per la protezione ambientale discuteranno le loro proposte all’interno dell’Assemblea.
Le contestazioni importanti riguarderanno gli incidenti negli impianti della Bayer, le emissioni di  CO2 , gli effetti collaterali del nuovo anticoncezionale Yaz (Bayer Schering Pharma)*, i pesticidi nocivi alla salute e la contaminazione da OGM. 
La società ha ora pubblicato le controdeduzioni sul suo sito web: www.asm2010.bayer.com/en/countermotions.aspx  (“Download - scaricabile”).
Integrale delle controdeduzioni:
Assemblea annuale degli azionisti della Bayer del 30 aprile 2010  
Controdeduzione all’articolo 2: Le azioni dei membri del Comitato Direttivo non vengono sanzionate
Motivazione: Il Gruppo BAYER continua a violare le norme sulla responsabilità dell’amministrazione societaria. Di questo porta la responsabilità il Comitato Direttivo.
Ecco una selezione di esempi, i più recenti:
• Bayer ama presentare se stessa come una società impegnata nel campo della protezione ambientale, con particolare riguardo alla protezione climatica.   
Tuttavia, le emissioni annuali di anidride carbonica CO2 imputabili al Gruppo sono decisamente elevate, appena sotto gli 8 milioni di tonnellate metriche (1 metric ton = 1000 kg) ed è improbabile che possano essere abbattute entro il 2020. 
Emissioni di questa entità sono incompatibili con una effettiva protezione climatica.
Peggio ancora, con riguardo a diversi impianti Bayer, vi sono progetti per la costruzione di impianti per la produzione di energia alimentati a carbone e a rifiuti, che avranno un inaccettabile impatto sull’ambiente, con l’emissione di sostanze nocive e di milioni di tonnellate di CO2.
La Bayer argomenta di non portare la responsabilità di questi investimenti e questo lascia veramente perplessi: sebbene gli impianti per la produzione di energia vengano costruiti da compagnie di elettricità, la Bayer fornirà i terreni ed intende acquistare una larga parte dell’energia prodotta. 
Tanto per capire, l’impianto per la produzione di energia alimentato a carbone di Krefeld-Ürdingen, che svilupperà annualmente più di 4 milioni di tonnellate di CO2 , verrebbe messo in funzione da  Currenta, una società però controllata da Bayer.
Con una vita operativa oltre i 50 anni, questi impianti avranno un impatto negativo pesante sul clima e sull’ambiente ben al di là della seconda metà del secolo ed inoltre ostacoleranno gli investimenti indispensabili alle misure di risparmio energetico (evitare processi di produzione ad alta intensità energetica, accrescere l’utilizzazione del calore disperso) e all’uso di fonti di energia rinnovabili.
L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il Gruppo consulente intergovernativo sul mutamento climatico dell’ONU, raccomanda una drastrica riduzione delle emissioni di CO2 .
L’IPCC dichiara che i paesi industrializzati devono ridurre dell’80-95 % le emissioni entro il 2050 per contenere l’aumento della temperatura globale entro i 2°C. Solo in questo modo sarà possible impedire i più drammatici effetti della variazione climatica, come lo scioglimento della calotta di ghiaccio della Groenlandia.  
Questo comporta che la Bayer deve realizzare una credibile inversione di tendenza energetica. Quello che risulta necessario è un programma a largo raggio per ridurre le emissioni di CO2 di almeno l’80% entro il 2050, ma senza l’impiego di tecnologie ad alto rischio come la CCS, per cattura e sequestro di carbonio.
Inoltre, la Bayer deve bloccare la costruzione di impianti per la produzione di energia alimentati a carbone e a rifiuti in tutti i suoi siti, deve rifiutare l’uso di energia elettrica generata da impianti alimentati a lignite e rendere pubbliche la composizione dell’energia e le emissioni per ogni sito Bayer separatamente (comprese le forniture).   
• Uno degli scandali più terribili nella storia della Bayer è il complice contagio di emofiliaci con il virus HIV.
Emofiliaci erano stati contagiati attraverso prodotti ematici della Bayer fino al 1986, anche se erano disponibili dal 1982 metodi per inattivare il virus attraverso trattamento termico. Anche dopo la messa al bando in Europa di lotti non trattati, questi venivano esportati in Asia.
Dato che le vittime sono sopravvissute per un tempo abbastanza lungo, stanno per esaurirsi i fondi di indennizzo messi a disposizione dal governo della Germania, dagli stati federali e dall’industria.  Di conseguenza, la Bayer ed altre società coinvolte non vogliono più ripristinare questi fondi; anzi, pretendono di far assumere l’onere principale al sostegno della generalità pubblica.
Come principale parte in causa responsabile, è la Bayer che dovrebbe assumersi l’onere di dare continuità agli indennizzi. Le vittime, che non hanno ricevuto mai compensazioni dalla Bayer, devono almeno essere in grado di continuare a vivere dignitosamente.
• La Bayer è coinvolta tuttora nell’alterazione dei prezzi. Per questa ragione, in autunno le autorità della Romania hanno perquisito gli uffici della Bayer. In Italia, attualmente si stanno svolgendo inchieste contro questa società. La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER ha pubblicato un elenco di cause antimonopolistiche che vedono il coinvolgimento della Bayer sul sito web    www.cbgnetwork.de/2355.html (in tedesco). Questo elenco contiene informazioni sul pagamento di ammende e sulla durata di vari accordi di cartello per stabilire i prezzi in regime di monopolio.
• Recentemente, il numero di citazioni in giudizio sollevate dalla Bayer nei confronti di operatori su siti Internet di discussione è aumentato. Gli editori della rivista online LifeGen, per esempio, sono stati minacciati di venire portati in sede giudiziaria per avere ripreso un documento della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER  sugli eccessivi effetti collaterali di farmaci Bayer per il controllo delle nascite. Malgrado le pesanti minacce (“di azioni legali civili e penali”), LifeGen ha conservato la sua posizione e ha rifiutato di rimuovere l’articolo dal suo sito web. Procedimenti legali non sono mai stati posti in essere, e così l’azione della Bayer si è rivelata meramente come una pura e semplice minaccia agli editori. Tuttavia, altri operatori su Internet si sono sottomessi a minacce di questa natura per il timore di dovere sostenere possibili costi. Questo costituisce un chiaro attacco alla libertà di stampa con l’intenzione di imporre uno stop alla documentazione critica.
• Esistono siti industriali a contaminazione pericolosa disseminati dal Gruppo Bayer in giro per il mondo. Attualmente, è stata portata alla luce una discarica interrata nello Stato usamericano dell’Oregon dove diversi milioni di litri di erbicidi sono stati depositati per quarant’anni. La Bayer assumerà a suo carico solo la quarta parte dei costi di bonifica pari a 2,4 milioni di dollari (vedi   www.cbgnetwork.org/3070.html).
Questo vale anche per il quartiere residenziale Dhünnaue di Leverkusen, dove il bilancio pubblico dovrà sostenere la maggior parte dei costi.
Controdeduzione all’articolo 3: Le azioni dei membri del Collegio di Controllo non vengono sanzionate  
Motivazione: Il Collegio di Controllo non adempie adeguatamente alle sue funzioni di sorveglianza sull’operato del Comitato Direttivo, e quindi le sue azioni non dovrebbero essere ratificate.   
A seguire, alcuni esempi dell’irresponsabile politica societaria che viene tollerata dal Collegio di Controllo:   
• Nel sito di Krefeld, la Bayer produce ancora gas cloro attraverso il processo obsoleto mediante amalgama, da cui viene liberato mercurio altamente tossico. Quasi tutti gli altri produttori da tanto tempo si sono convertiti a processi che hanno un minor impatto ambientale. Infatti, secondo la Convenzione OSPAR (per la protezione dell’ambiente marino dell’Atlantico nordorientale) tutte le emissioni di mercurio dovrebbero essere bloccate entro il 2010.  Ora, per la Bayer sarà impossibile adeguarsi a questa scadenza. Alla fine, la società ha assunto una posizione più morbida: la produzione mediante il processo all’amalgama verrà gradualmente ridotta e terminerà entro il 2014.  Tuttavia, questo è avvenuto con almeno dieci anni di ritardo. Per di più, anche un moderno impianto per il cloro risulta altamente problematico, visto che la maggior parte del gas serve alla produzione di fosgene. Il fosgene, gas altamente tossico, a sua volta viene usato a Krefeld per la produzione di policarbonati, sebbene da anni siano disponibili processi liberi da fosgene. La Bayer ha da tanto tempo rifiutato di convertirsi a metodi di produzione sicuri che non utilizzano il fosgene.  
• La Bayer è stata costretta in diverse circostanze a pagare milioni di dollari di ammenda negli Stati Uniti a causa della contaminazione di raccolti di riso provocata da varietà geneticamente modificate. In totale, sono 3.000 i coltivatori che devono essere indennizzati.
La varietà di riso LL601, resistente all’erbicida glufosinato della Bayer, ha fatto la sua comparsa nel mercato mondiale nel 2006, sebbene non avesse ricevuto l’approvazione. Il danno si colloca su più di un miliardo di dollari. Malgrado ciò, la Bayer rifiuta di indennizzare tutti coloro che sono stati colpiti. Ancora peggio: la Bayer continua nel suo tentativo di far approvare dall’Unione Europea la varietà LL62, anch’essa resistente al glufosinato.  
Il riso LL viene destinato ad essere coltivato principalmente in Asia, dove sono risultate inevitabili la contaminazione e la sostituzione delle varietà tradizionali di riso. La biodiversità e la sicurezza alimentare sono messe a rischio. Le coltivazioni su larga scala avranno come risultato un incremento delle piante infestanti e un uso accresciuto di pericolosi pesticidi (per ulteriori informazioni al sito: www.cbgnetwork.org/3193.html).
• Antidolorifici come l’Aspirina presentano molti e gravi effetti collaterali.
Nei soli Stati Uniti, ogni anno, 16.500 persone muoiono per ulcere allo stomaco per uso di medicinali antidolorifici. Dati questi rischi, il Federal Institute for Drugs and Medical Products della Germania ha raccomandato prescrizioni obbligatorie per le confezioni di Aspirina a formato grande. Una regolamentazione di questo tipo è già in vigore per il paracetamolo. 
La Bayer sta cercando di impedire questa regolamentazione e conduce una propaganda in suo favore fra i farmacisti e i consumatori perchè le sia consentito continuare a vendere confezioni da 60 compresse senza prescrizione medica.
• Il Pentagono acquista farmaci per un valore di sette miliardi di dollari ogni anno.
Perciò, la Bayer invita regolarmente funzionari dell’esercito degli Stati Uniti ai congressi e ad eventi di informazione. Attualmente, l’organizzazione statunitense Public Integrity ha pubblicato una relazione che illustra nei dettagli queste uscite fatte dagli impiegati del Pentagono. Negli ultimi dieci anni, sono stati pagati dalle corporation 22.000 viaggi di questo tipo, il 40 % di questi presso industrie farmaceutiche. Nell’elenco delle spese da parte di compagnie farmaceutiche, la Bayer occupa il decimo posto. Promozioni di mercato di questa natura non dovrebbero essere accettabili. Una compagnia come la Bayer, che ha una disgraziata tradizione come inventore di agenti chimici per uso bellico, non dovrebbe fare business con le forze armate.
(vedi www.publicintegrity.org/projects/entry/1421).
• Il progettato oleodotto CO (Crude Oil – petrolio greggio) che attraversa lo stato tedesco del Nord Reno-Westfalia presenta gravi rischi per i residenti nelle sue vicinanze. Non è stata prodotta alcuna prova che il progetto sia di pubblico beneficio. Invece è risultato che la Bayer ha ripetutamente omesso di soddisfare i requisiti indicati nel bando di approvazione del progetto stesso.  
Ad esempio, la costruzione è iniziata malgrado l’assenza della certificazione che il territorio era libero da agenti di natura bellica e sono stati utilizzati tubi con pareti dallo spessore sottile di acciaio di qualità non approvata.  
Il Servizio Geologico del Nord Reno-Westfalia ritiene che “non sia stata adeguatamente testata” la resistenza dell’oleodotto ad eventuali movimenti sismici. 
L’alta corte amministrativa del Münster e il tribunale amministrativo di Düsseldorf hanno parimenti individuato insufficienze significative di progettazione e quindi hanno fatto opposizione all’avanzata dell’opera. 
In definitiva, la Bayer deve mettere una pietra sopra al progetto e costruire un impianto moderno per la produzione di CO a Krefeld. Questo dovrebbe evitare completamente qualsiasi rischio alla popolazione lungo il percorso dell’oleodotto. Il principio che le sostanze pericolose devono essere prodotte solo nei siti di utilizzo deve essere applicato in tutte le situazioni.
(per approfondimenti a : www.cbgnetwork.org/2405.html).
• In un’industria gestita dalla Bayer CropScience ad Ankleshwar, India, è avvenuto un serio incidente all’inizio del marzo 2010. In seguito ad un incendio, si è sviluppata una nube di gas altamente tossici ed un tecnico è morto. L’incidente è avvenuto in un impianto di produzione del pesticida ad alta tossicità, l’Ethoprop. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’Ethoprop come “estremamente pericoloso” e lo colloca in classe 1 relativa alle sostanze estremamente tossiche. 
Già dal 1995, la Bayer aveva annunciato che avrebbe rimosso dal mercato tutti i reagenti e i prodotti  di classe 1, ma ha mancato di mantenere le sue promesse.
Un uso sicuro di sostanze con attività altamente pericolosa, come l’Ethoprop, è impossibile, particolarmente in molti paesi dell’emisfero meridionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il numero degli avvelenati da pesticidi all’anno si aggiri dai 3 ai 25 milioni.
Gli impianti della Bayer in India, specialmente quelli di Vapi, sono tristemente famosi per le loro emissioni altamente inquinanti. (vedi anche: www.cbgnetwork.org/3296.html).
Per ulteriori informazioni vi preghiamo di contattarci a: CBGnetwork@aol.com
* (N.d.tr.) E' salutata come la pillola che migliora l'umore, ma non è un antidepressivo. E' Yaz, il nuovo anticoncezionale della Bayer Schering Pharma in arrivo per il 2 febbraio, che però tanto nuovo non sembra.E' una combinazione tra un estrogeno (etinilestradiolo)  20 microgrammi + un progestinico (drospirenone) 3 milligrammi.Ma esiste già! Si chiama Yasminelle e, guarda caso, è della stessa casa farmaceutica che ha prodotto Yaz. Per farla sembrare una novità sono state aggiunte 3  compresse, così si evita  la fluttuazione ormonale, si dice, + 4 compresse placebo , cioè di solo eccipiente, per  andare incontro alle giovani smemorate che a volte se ne dimenticano, e questa è forse l'unica novità che ha un senso.Tra l'altro il drospirenone è una molecola dalla struttura simile ad un diuretico e quindi puo' eliminare sì il sodio e l'acqua in eccesso, ma puo' provocare accumulo di potassio e perciò va comunque evitata nell'insufficienza renale ed epatica o per tutte coloro che assumono medicine per il cuore e determinati farmaci per la pressione (ACE inibitori).Così adesso ci ritroviamo la pillola non nuova che non solo deve svolgere la funzione per cui è nata, ma vuole anche  ampliare il  suo raggio d'azione estendendolo alla sindrome premestruale. Se no, che pillola comune sarebbe stata! Tanto di cappello per chi ha ideato questa bella strategia di marketing e di pubblicità in barba a un farmaco già presente sul mercato. E intanto Big Pharma continua il suo cammino!

Originale da:  Comunicato della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER - BAYER-Hauptversammlung: Kritiker reichen Gegenanträge ein
Articolo originale pubblicato il 24-3-2010

L’autore
Curzio Bettio è membro di Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=10294&lg=it


mercoledì 3 febbraio 2010

Chiediamo alla Bayer di ritirare i pesticidi più pericolosi

La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG) con sede in Germania, chiede alla multinazionale Bayer di ritirare i suoi pesticidi più pericolosi dal mercato mondiale. In particolare la Coalizione chiede alla Bayer di cessare le vendite di tutti i prodotti contenenti principi attivi presenti nella Classe 1 della classificazione dei pesticidi dell' OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Carlos Latuff
La Bayer è il leader mondiale dei pesticidi, molti dei quali sono responsabili di inquinamenti e avvelenamenti in tutto il mondo. La stessa Bayer riconosce che "...i prodotti per la protezione dei raccolti possono non essere correttamente usati, in certe circostanze, in alcuni paesi del terzo mondo". La Bayer ha promesso, già nel suo Rapporto Annuale del 1995, di "sostituire i prodotti in Classe 1 dell'OMS, con altri a minore tossicità".
Un utilizzo sicuro dei pesticidi in Classe 1 non è possibile, specialmente nel Sud del mondo, a causa della povertà, dell'analfabetismo e di altre condizioni sociali, oltre alle condizioni climatiche tropicali che rendono praticamente impossibile l'uso di protezioni adeguate. L'OMS stima che il numero delle persone avvelenate ogni anno vada dai 3 ai 25 milioni e che almeno 40.000 muoiano accidentalmente a causa dei pesticidi. Molto più alto è il numero stimato dei casi che non vengono denunciati. I pesticidi della Bayer contribuiscono enormemente alle migliaia di morti e ai milioni di avvelenamenti da pesticidi che avvengono ogni anno.
Ciononostante la Compagnia non ha ancora mantenuto la sua promessa e la Bayer continua a vendere prodotti che contengono ingredienti in Classe 1a (estremamente pericolosi) e 1b (molto pericolosi) dell'OMS, tra cui Thiodicarb, Disulfoton, Triazophos, Fenamiphos e Methamidophos.
Sotto la forte pressione dell'opinione pubblica, la Bayer ha ritirato dal mercato parecchi prodotti in Classe 1, tra cui metil e etil-parathion, monocrothophos, oxydemeton-metile, azinphos-metile, amitraz and trichlorphon. E solo sei mesi fa la Bayer si è impegnata a sospendere la distribuzione del pesticida Endosulfan entro la fine del 2010. La decisione è venuta dopo anni di campagna mondiale contro questo pesticida molto persistente, che è stato messo in relazione con autismo, malformazioni alla nascita e danni al sistema riproduttivo maschile, oltre che alle morti e ai gravi danni alla salute tra gli agricoltori dovute al contatto diretto con la sostanza. Queste tragedie potrebbero essere ridotte in modo significativo con la sospensione delle vendite di tutti i prodotti in Classe 1.
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG) chiede anche un bando immediato dell'erbicida glufosinato e la sospensione di tutte le approvazioni a coltivazioni resistenti al glufosinato. Uno studio di valutazione della Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare afferma che il glufosinato è molto rischioso per i mammiferi. La sostanza è classificata come riprotossica (ossia dannosa alla riproduzione) e esperimenti di laboratorio hanno causato nei topi nascite premature, morti intrauterine e aborti. L'anno scorso, il Parlamento Europeo ha votato in favore del bando ai pesticidi classificati come cancerogeni, mutageni e dannosi alla riproduzione. I permessi di utilizzo di 22 sostanze, tra cui il glufosinato, non saranno rinnovati.
Vedere anche

Originale da: Gefährlichste BAYER-Pestizide vom Markt nehmen!Articolo originale pubblicato il 11-1-2010
L’autore
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG) è un partner di Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala:
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=9918&lg=it


  

mercoledì 16 dicembre 2009

Contaminazione con riso OGM: la Bayer condannata a pagare 2 milioni di dollari


di CBG Coordination gegen BAYER-Gefahren/Coalition against BAYER-Dangers Tradotto da Curzio Bettio, Tlaxcala
Originale da: GenReis: BAYER muss Schadenersatz leisten

  
Comunicato stampa, 9 dicembre 2009
A St. Louis, negli Stati Uniti, una giuria ha assegnato a due coltivatori un indennizzo di quasi 2 milioni di dollari per danni. Il verdetto è giunto al termine del primo caso comprovato di una lunga serie contro la tedesca Bayer AG.
Se gli indennizzi per questi casi comprovati  andranno a buon fine, secondo il pubblico ministero, Adam Levitt, la Bayer rischia di dover pagare “sicuramente centinaia di milioni di dollari” per i danni causati dalla contaminazione di raccolti di riso.
“La giuria ha avuto l’occasione di mandare il messaggio che non si puٍ contaminare impunemente il cibo”, ha aggiunto Levitt.
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer, che sta portando avanti una campagna contro l'approvazione in Europa del riso geneticamente modificato, è soddisfatta della decisione della giuria.
Agricoltori del Missouri, Arkansas, Texas, Louisiana e Mississippi hanno inoltrato più di 1000 denunce da quando il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha annunciato, nell’agosto 2006, che nelle partite di riso a grano lungo degli Stati Uniti erano state trovate tracce del riso ogm LibertyLink.
La Bayer e la Louisiana State University hanno condotto esperimenti sul riso LibertyLink, creato per resistere al glufosinato, un pesticida della Bayer. Questa varietà ha finito per contaminare oltre il 30% dei terreni destinati alla coltivazione del riso negli Stati Uniti
In Europa, la Bayer ha presentato una domanda per l’importazione di un riso geneticamente modificato simile a quello del caso in questione, chiamato LL62, destinato all’alimentazione umana. La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG), che per 30 anni ha controllato la compagnia, sollecita l’EFSA (Autorità europea per la Sicurezza Alimentare), con sede a Parma, a non approvare il riso LL62 in quanto la sua introduzione implicherebbe rischi sconosciuti per la salute umana e per l'ambiente.
Philipp Mimkes, portavoce della CBG cosى si esprime: “In relazione al riso geneticamente modificato, chiediamo una applicazione rigida del principio di precauzione. L’incidente avvenuto negli Stati Uniti, mostra che il rischio collegato ai raccolti geneticamente modificati non è controllabile nel lungo termine.”
Secondo Mimkes, l’approvazione da parte dell’Europa del riso geneticamente modificato consentirebbe alla Bayer e alle altre compagnie biotecnologiche di promuoverne la coltivazione nei paesi in via di sviluppo. Questo potrebbe portare alla contaminazione dei tipi di riso coltivati nelle zone di origine, ad una diminuzione della biodiversità e addirittura potrebbe mettere a rischio la principale fonte di cibo dei paesi in via di sviluppo. L’impatto negativo ricadrebbe più pesantemente proprio sul settore più vulnerabile, quello dei poveri in aree rurali.
Ulteriori informazioni:

A proposito di riso geneticamente modificato
elaborazione di Curzio Bettio 
31 agosto 2006
L’Unione Europea  scopre in Olanda carico di riso ogm  proveniente dagli USA senza autorizzazione
 BRUXELLES (Reuters) - Un carico di riso ogm  proveniente dagli Stati Uniti è giunto sabato nei Paesi Bassi, ha reso noto oggi la Commissione europea.
“Abbiamo presumibilmente un caso positivo a Rotterdam”, ha detto il portavoce della Commissione Philip Tod nel corso di una conferenza stampa, aggiungendo che il riso non è stato posto sul mercato e che viene sottoposto a test dalle autorità olandesi.
“C'è stato riferito da fonti del settore di un altro presunto caso positivo a New Orleans, che perٍ non ha lasciato gli Stati Uniti”.
La settimana scorsa, la UE ha reso più severi i requisiti sulle importazioni di riso a grano lungo dagli USA, dopo la scoperta da parte delle autorità statunitensi di una variante geneticamente modificata nota come LL Rice 601 commercializzata dalla tedesca Bayer e prodotta negli USA.
11 Settembre 2006, da Greenpeace
Riso illegale venduto in Germania
Dopo quello cinese, ora anche il riso ogm della Bayer viene venduto dagli USA all’Europa senza autorizzazione. E i consumatori continuano a fare da cavie.
Pochi giorni dopo aver denunciato la presenza sul mercato europeo di riso cinese ogm, Greenpeace rivela oggi che riso ogm della Bayer, proveniente dagli Stati Uniti, è in vendita nei supermercati europei. Questo riso transgenico è illegale, non essendo stato approvato per il consumo umano o la coltivazione in alcun Paese.
Il Comitato europeo per la Sicurezza Alimentare si riunisce oggi per definire la risposta dell’Europa alla contaminazione con riso ogm di prodotti contenenti riso; Greenpeace chiede all’UE di adottare misure forti per bloccare ulteriori possibili contaminazioni.
 Analisi condotte presso laboratori accreditati hanno confermato la presenza di riso Liberty Link 601 nel riso parboiled a grana lunga di provenienza statunitense in vendita in Germania presso i supermercati “Aldi”.
“La negligenza della Bayer avrà pesanti conseguenze sull’industria del riso statunitense”, afferma Federica Ferrario, responsabile campagna ogm di Greenpeace.
Questo test positivo potrebbe essere solo il primo di una lunga serie. Esportatori, grossisti e dettaglianti rischiano ora di fronteggiare pesanti costi per effettuare analisi e ritiri di prodotti, per non parlare di diminuzione delle vendite, riduzione dei prezzi, e diffidenza dei consumatori.
Lo scandalo legato alla contaminazione con mais illegale StarLink, ha causato nel 2001 all’industria dei cereali danni stimati dell’ordine di mezzo miliardo di dollari. L’attuale vasta contaminazione del riso fa presagire un impatto ancora più pesante sull’industria del riso.
 “La prima domanda che poniamo, sia alle autorità europee sia a quelle americane è: quanto è vasta questa contaminazione nei prodotti già in vendita sugli scaffali? La seconda: cosa si sta facendo per proteggere i consumatori?", aggiunge Ferrario.
Greenpeace chiede all’industria del riso analisi sui prodotti a base di riso destinati ai consumatori, e all’Unione Europea di ritirare immediatamente i prodotti contenenti riso statunitense contaminato.
 In meno di due settimane Bayer è stata oggetto di quattro azioni legali collettive, ma rischia di più. Già diverse navi cariche di riso statunitense sono state fermate e probabilmente le analisi risulteranno positive al riso ogm della Bayer LL601. Unione Europea e Giappone hanno imposto analisi obbligatorie e certificazioni per verificare che ogni importazione di riso non contenga varietà illegali.
 “ب un chiaro messaggio per il comparto risicolo: se non sta alla larga dagli ogm rischia danni enormi. Una volta che ogm illegali sono entrati nella filiera alimentare, rimuoverli comporta molto lavoro ed esborso economico, quindi è meglio prevenire la contaminazione a monte”, commenta Ferrario.
Pochi giorni fa, Greenpeace ha scoperto una contaminazione causata da un altro riso transgenico di provenienza cinese, rilevata in prodotti alimentari in Francia, Germania e Gran Bretagna. Greenpeace ha informato le autorità competenti, nazionali e comunitarie, che questo riso illegale comporta seri rischi per la salute e si rende quindi necessario agire immediatamente per proteggere i consumatori. Questo riso cinese è stato modificato per resistere agli insetti e contiene una proteina, la Cry1Ac, che ha già prodotto reazioni allergiche nei topi. Alcuni scienziati indipendenti hanno rilasciato una dichiarazione confermando le preoccupazioni di Greenpeace sui rischi per la salute. Anche questa contaminazione ha avuto inizio con i campi sperimentali: il riso non era stato ancora approvato per la coltivazione commerciale proprio per le crescenti preoccupazioni sulla sua sicurezza.
Settembre 2006
Il riso ogm della Bayer è già sulle nostre tavole
ROMA. L´allarme lo lancia Simona Capogna, del consiglio nazionale Verdi Ambiente e Società (Vas): “Ormai è una certezza: il riso geneticamente modificato della Bayer (LLRICE 601) ha invaso i mercati europei, senza aver ottenuto l’approvazione nemmeno nel paese più aperto ai prodotti transgenici: gli Stati Uniti. Ha passato le frontiere senza presentare una regolare certificazione, come “clandestino”, nascosto all’interno dei sacchi del riso lungo convenzionale”.
 Il riso ogm resistente agli erbicidi doveva restare nei campi sperimentali, dove era stato piantato nel 2001, ma ha invaso i campi vicini e non sono disponibili dati per capire da quanto tempo riso contaminato è in vendita anche in Europa.
 “L’unica cosa di cui possiamo esser certi al momento - dice Capogna - è che a pagare per una tecnologia che porta vantaggi solo alle multinazionali dell’agrochimica saranno ancora una volta, e come sempre, i cittadini. La contaminazione dell’ambiente e del cibo, la successiva decontaminazione, i controlli e i test saranno plausibilmente tutti a carico di chi si oppone all’introduzione di una tecnologia pericolosa e pervasiva”.
 Infatti la Bayer ha promesso solo il sostegno tecnico-scientifico dove sarà necessario, “un pٍ poco per un’azienda che fattura miliardi di dollari l’anno, vendendo pacchetti di sementi geneticamente modificate e input chimici - dicono i VAS – “Ci aspettiamo quindi, anche alla luce di questo ultimo episodio, che le azioni che nei prossimi mesi attendono la Commissione Europea, l’Autorità per la Sicurezza Alimentare e le istituzioni nazionali, siano guidate effettivamente dalla volontà di tutelare i cittadini e l’ambiente. Nessuna coesistenza, quindi per una tecnologica pericolosa e invasiva come quella biotecnologica e maggiore sostegno ad una ricerca agricola pubblica e indipendente”.

18 settembre 2006
Lettera aperta alla European Food Safety Authority (EFSA) [Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare], con sede a Parma
Dalla Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer
Oggetto: Importazione del riso LL62, resistente al glufosinato, prodotto dalla Bayer CropScience
Gentili signore e signori,
Esprimiamo qui la nostra preoccupazione per la richiesta, inoltrata dalla Bayer, di approvazione all’introduzione sul mercato europeo del riso LL62 resistente al glufosinato.
Negli Stati Uniti un tipo di riso geneticamente modificato simile, denominato LL601, è stato ritrovato in campioni di forniture destinate al consumo umano. La Bayer ha condotto esperimenti in pieno campo della varietà LL601 tra il 1998 e il 2001, ma non è chiaro come sia avvenuta l’attuale contaminazione. Come la varietà LL62, questo riso è resistente al diserbante Liberty Link prodotto dalla Bayer. La varietà LL601 non è mai stata sottoposta ad esami per accertarne la sicurezza nei confronti del consumo umano, che non è dunque mai stato autorizzato da parte delle autorità preposte.
Ciononostante il riso LL601 è ora entrato nel settore degli alimenti venduti al dettaglio nell’Unione Europea ed è apparso sugli scaffali di alcuni supermercati della catena tedesca “Aldi”. Quindi dopo oltre 10 anni di esperimenti l’industria delle biotecnologie ancora non riesce a garantire la coesistenza degli alimenti geneticamente modificati con quelli non geneticamente modificati. Questo incidente dimostra che il rischio collegato con gli alimenti geneticamente modificati non è controllabile nel lungo periodo. La valutazione di rischio ambientale e i piani di controllo della Bayer per il riso LL62, non danno sufficiente importanza alla possibilità che questi organismi geneticamente modificati vengano accidentalmente sparsi nel Sud dell’Europa dove questo riso potrebbe dunque crescere e contaminare raccolti non geneticamente modificati.
Un’eventuale autorizzazione non sarebbe soltanto una minaccia per i consumatori europei, ma anche per gli agricoltori e per l’ambiente dei paesi in via di sviluppo. Il riso è l’alimento base della dieta di più di metà della popolazione mondiale e la decisione presa dall’Unione Europea in relazione a questo riso geneticamente modificato avrà una forte influenza nei paesi dotati di risorse troppo limitate per poter adottare politiche regolatorie proprie.
L’approvazione da parte europea del riso geneticamente modificato consentirebbe alla Bayer di promuoverne la coltivazione nei paesi in via di sviluppo, in particolar modo in Asia. Ciٍ potrebbe portare alla contaminazione delle coltivazioni di riso esistenti nei centri di origine e mettere a rischio la biodiversità e con essa la principale fonte di cibo nei paesi in via di sviluppo. L'impatto negativo ricadrebbe in modo particolarmente pesante proprio sulle fasce di popolazione più vulnerabili: i poveri delle aree rurali.
La direttiva numero 2001/18/EC del Parlamento Europeo stabilisce che i paesi membri della Unione Europea devono “assicurarsi che vengano prese tutte le misure necessarie ad evitare effetti dannosi per la salute umana e per l'ambiente, che possano derivare dal rilascio volontario o dall'arrivo sul mercato di Organismi Geneticamente Modificati.” Chiediamo perciٍ l'applicazione rigorosa del principio di precauzione nei confronti del riso geneticamente modificato, chiedendovi di non approvare l’importazione nei paesi dell’Unione Europea del riso LL62 in quanto non ci sono prove sufficienti che tale riso non causi danni alla salute umana o all’ambiente.
Cordiali saluti
Philipp Mimkes
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer
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4 ottobre 2006
Ultime notizie: la Bayer vuole venderci il suo riso biotech
Gli emissari della multinazionale biotecnologica BayerCropScience, responsabile di avere inquinato i raccolti di riso di mezzo mondo con il riso ogm LLRICE601, sono arrivati a Roma per convincere i nostri responsabili di governo che questo riso è particolarmente buono. L’inquinamento è sى avvenuto, i coltivatori americani hanno chiesto sى risarcimenti per centinaia di milioni di dollari, le esportazioni sono sى crollate, ma il prodotto è decisamente valido!
Ieri mattina, 3 ottobre 2006, è stato consegnato un messaggio di questo tono alle nostre autorità  presso il Ministero della Salute, ricevuto dal sottosegretario con delega alla sicurezza alimentare, Gian Paolo Patta. Il motivo dell’incontro, “acquisire ulteriori informazioni”. La BayerCropScience è venuta a rassicurare che la sperimentazione di questo riso è cessata dal 2001, che comunque questo riso non è pericoloso per la salute e per l’ambiente, come certificato dalla Food & Drug Administration degli USA.
Ed allora, questi inquinatori stanno premendo sul Governo italiano, come stanno facendo a livello di Unione Europea, per avere autorizzazioni alla sua legalizzazione.
Questo riso era già stato importato dalla Euricom spa di Vercelli, era stato sbarcato, ma, dalle informazioni desunte dai rapporti dei Nas,  mai commercializzato in Italia, quindi non è mai arrivato sulle nostre tavole. La Euricom spa se ne è vista mettere sotto sequestro la …modica quantità di 6700 tonnellate, ma un bel tonnellaggio era stato venduto ad Austria, Norvegia, Polonia, Germania ed Irlanda. Le nostre industrie del riso nulla sapevano? O forse sono speranzose che la UE autorizzi qualche nuovo tipo di riso ogm?
Il sottosegretario Patta ha assicurato i consumatori che tutto è sotto controllo, ma ha fatto anche osservare che proprio tre giorni fa il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) ha consegnato un voluminoso dossier per ammonire l’Europa, che si ostina a porre resistenza all’invasione ogm sponsorizzata da Washington, invitando i dirigenti Europei a cambiare la loro politica “protezionistica”. Stando alle regole del WTO riguardanti il libero commercio in agricoltura, si proibisce ai paesi di imporre le loro proprie restrizioni sanitarie nazionali sulle importazioni di ogm, in quanto questo viene considerato essere una “disonesta barriera commerciale”.
Ma sono i consumatori ad avversare gli ogm, e sotto la spinta di associazioni di consumatori, di coltivatori, e per la salvaguardia dell’ambiente, la Ebro Puleva, una delle più importanti aziende importatrici di riso in Europa, con un controllo del 30% del mercato Europeo, ha bloccato tutte le importazioni di riso americano. Viene da concludere che gli Statunitensi faranno fatica a spuntarla, a convincere l’Europa a chiudere gli occhi sul riso ogm. Per il momento, glielo stanno propinando a man bassa agli Iracheni. Speriamo che non trovino il modo di introdurlo anche nei nostri risotti!

giovedì 3 dicembre 2009

Venticinque anni fa: 3 dicembre 1984, Bhopal, India-Per non dimenticare

di Autori vari, a cura di Curzio Bettio, Tlaxcala, 3/12/2009

Bhopal, India, 3 dicembre 1984 - Una nube tossica provoca una catastrofe: decine di migliaia di morti.
È la Union Carbide, ora Dow Chemical, a causare la strage di Bhopal.

Metil-isocianato è la sostanza che si sprigiona dalle ciminiere di Bhopal e che causa 20mila morti e 500mila invalidi.

Dalle ciminiere della Union Carbide si sprigiona una nube di fumo impalpabile e dall’odore acre. Gli abitanti della baraccopoli sono abituati a frequenti fughe di gas tossici, (l’impianto di allarme è stato disattivato perché suonava in continuazione), ma questa volta la concentrazione tossica nell’aria è maggiore. Migliaia di volte maggiore.

20.000 vittime, mezzo milione di invalidi.

Il responsabile dell'impianto, Warren Anderson, presidente della Union Carbide si renderà latitante...Warren Anderson, latitante

Diciotto anni dopo la strage, la Union Carbide non aveva ancora iniziato la bonifica del territorio, e anzi esigeva l’intervento della polizia contro gli ecologisti che avevano provocatoriamente iniziato in proprio la bonifica della fabbrica.

Addirittura, il governo indiano proponeva per Anderson una variazione del capo di imputazione, da “omicidio” a “negligenza”. Al governo Indiano, come risarcimento, l’Union Carbide, offriva 470 milioni di dollari, 800 dollari per ogni invalido permanente, 3300 dollari per ogni morte causata dal disastro...

Dopo tanti anni, le vittime di Bhopal non sono ancora state risarcite dalla Dow Chemical, la quale rifiuta di bonificare la zona inquinata e di disporre tutele per la popolazione malata.
Piccola storia di una multinazionale
Il 4 agosto 1999 la Dow Chemical Company annuncia la scalata alla Union Carbide, delineando con questa acquisizione il secondo polo chimico del mondo.

La Dow Chemical Company è nota in tutto il mondo per aver inventato “l’agente Orange”, un’arma chimica basata sulla struttura molecolare delle diossine, usata ufficialmente in funzione di defoliante per le operazioni militari in Vietnam dal 1962 al 1971, arma che ha dimostrato il suo effetto geneticamente devastante: a tutt’oggi decine di migliaia di bambini vietnamiti nascono malformati.

Qualche utile informazione sull’agente di distruzione Orange.

Si tratta di un’arma di distruzione di massa, in possesso della nazione democratica e pacificatrice del mondo, gli Stati Uniti d'America! Non è stato un “agente segreto”, l’Orange, anche se per lunghi anni coloro che ne hanno fatto uso volutamente e scientemente ne hanno nascosto gli effetti sulle popolazioni e sull'ambiente.

Questa arma chimica di distruzione di massa è stata irrorata in modo pesante su tutto il Vietnam, secondo la parola d’ordine “we will smoke them out”, noi li staneremo con il fumo; bisognava “stanare” i combattenti resistenti Vietcong dai loro rifugi, come è stato fatto in anni successivi anche nelle grotte afgane.

Per queste operazioni, trent’anni fa, gli Stati Uniti hanno impiegato 72 milioni di litri di defolianti ed erbicidi, 100.000 tonnellate di bombe al napalm e al fosforo bianco, oltre a gas nervini e ad altre armi non convenzionali.

Gli agenti chimici venivano riforniti da Monsanto, Dow Chemical, Hercules, Uniroyal, ecc.

Un medico vietnamita, Le Cao Dai, ha recentemente pubblicato un libro “Agent Orange in the Vietnam War-Story and Consequences”, in cui denuncia fatti e misfatti di quei veleni potenti; il peggiore di tutti per persistenza e per i suoi effetti sull’uomo, sugli animali, e sull’ambiente, e dunque sulla catena alimentare e sui biochimismi cellulari, resta l’agente Orange.

La diossina 2,3,7,8-tetraclorodibenzoparadiossina (TCDD), composto organico clorurato, risulta altamente tossica, tanto da essere assolutamente proibita come diserbante per uso agricolo.

Per la diossina non si conoscono ne’ antidoti ne’ agenti decontaminanti di sicura efficacia, data la sua struttura molecolare altamente stabile e resistente agli acidi e agli alcali.

Cam Lo, Provincia di Quang Tri Province: Phan Thi Hoi fa il bagno a suo figlio quattordicenne Bui Quang Ky. La madre fu esposta all'agente Orange quando era nell'esercito vietnamita durante la seconda guerra d'Indocina. Dettaglio di una foto di James Nachtwey
Sono stati confermati anche effetti cancerogeni e mutageni, oltre ad effetti immediati di tossicità, come la cloroacne devastante la cute, o proiettati nel tempo.

Prova ne sia, un nostro paradigmatico evento italiano.

Poco dopo mezzogiorno del 10 luglio 1976, nello stabilimento chimico dell’Icmesa di Meda, in provincia di Milano, una valvola di sicurezza di un reattore esplode provocando la fuoriuscita di alcuni chili di diossina nebulizzata; il vento disperde la nube tossica verso est, soprattutto sulla confinante cittadina di Seveso, in Brianza.

Tutta la zona di Seveso-Meda in provincia di Milano, risultava contaminata.

È un dramma che coinvolge migliaia di persone, oltre che di Seveso, anche dei comuni vicini. Cominciano le tappe della vicenda: le evacuazioni dalla cosiddetta zona A, l’esercito sfolla 733 cittadini, crescono le ansie per un fenomeno senza precedenti.

I dirigenti della “fabbrica dei profumi”, controllata dal colosso svizzero Givaudan, cercano di minimizzare, eppure gli effetti della diossina si fanno vedere.

La cloracne è il sintomo più eclatante dell’esposizione alla diossina, colpisce la pelle, soprattutto del volto; se l’esposizione è stata prolungata si diffonde su tutto il corpo. Si presenta con comparsa di macchie rosse che evolvono in bubboni pustolosi giallastri, orribili a vedersi e di difficile guarigione, e la pelle cade a brandelli.

La diossina non vuole lasciare in pace Seveso, nemmeno a trentatré anni dal disastro ambientale.

“A rischio tumori non sono soltanto le persone direttamente esposte, perché abitavano lì al momento dell’incidente, ma anche quelle arrivate dopo e i nati da donne esposte alla contaminazione”.

A questa conclusione sono arrivati Angela Pescatori e Pier Alberto Bertazzi, ricercatori della “Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena” di Milano, che vedono pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, l’“Environmental Health”, uno studio in cui sono comprovati gli effetti della cancerogenicità della diossina di Seveso anche sulle generazioni future.
Le analisi prendono in considerazione una fascia temporale che spazia tra il 1977, in pratica l’anno successivo all’incidente dell’Icmesa, e il 1996.
Al centro dell’attenzione ci sono le forme tumorali riscontrate negli abitanti residenti in zona “A”, ad altissima concentrazione di diossina, “B”, ad alta concentrazione, “R”, bassa, il tutto paragonato a una zona franca dall’inquinamento.

Nella zona a più alta concentrazione di diossina la media dei tumori al seno femminile è nettamente più alta che nel resto del territorio e comunque della media nazionale Italiana. Altro aspetto da sottolineare: i nati da donne esposte alla contaminazione da diossina corrono un rischio sei volte maggiore di avere disfunzioni tiroidee rispetto ai coetanei di donne non esposte. Questo effetto è emerso in particolare da uno studio del ricercatore Andrea Baccarelli dell’Università di Milano.
È stato dimostrato che il rischio di tumori linfatici e del sangue non si ferma alle zone ad alta contaminazione, ma tocca anche gli abitanti nelle aree limitrofe, anche meno contaminate.

“Non sono a rischio solo le persone presenti al momento dell’incidente, ma anche quelle arrivate dopo”.

A rigor di logica l’anomala e preoccupante concentrazione di tumori dovrebbe riguardare al limite chi ha vissuto nella zona “A”. Ma dicono che l’area “A” sia stata bonificata, il terreno asportato, le case rase al suolo, e quindi la gente arrivata in un secondo momento può aver abitato solo in altri punti di Seveso. Le persone “arrivate dopo”, perché dovrebbero correre rischi? Il rischio non dovrebbe essere temporalmente specifico? Fino a quando la diossina colpirà ancora?

E tutto questo per una decina di chilogrammi di diossina nebulizzata sull’area di Seveso. Sulla foresta Vietnamita sono stati irrorati 44 milioni di litri di agente Orange, pari a 170 chilogrammi di diossina!

Lo scopo delle irrorazioni era duplice, quello di “stanare il nemico” e quello di inibirne i raccolti e prenderlo per fame, contro tutte le convenzioni internazionali sul diritto bellico umanitario.

Il medico Le Cao Dai produce dati inoppugnabili, che attestano che ancora dopo tanti anni 100.000 adolescenti, nati dopo un lungo periodo dalla fine del conflitto, soffrono di gravi patologie, e come complessivamente un milione di vietnamiti abbiano patito per la tossicità da diossina. Ogni anno migliaia di bambini nascono con malformazioni e patologie, e molte migliaia di adulti sviluppano malattie e forme tumorali dovute all'azione dell’agente Orange.

Ma l’Orange ha aggredito anche i militari americani presenti in Vietnam, e i reduci veterani e le loro famiglie hanno intentato azioni legali alle compagnie produttrici dei veleni irrorati usati nella guerra chimica. Alla fine 70.000 danneggiati sono stati riconosciuti dai tribunali come colpiti dall’Orange e hanno ricevuto congrui indennizzi.

Ma chi indennizzerà il popolo del Vietnam?

Sicuramente le malformazioni e le malattie peseranno sulle teste dei vietnamiti non si sa per quanto tempo, dato che l’azione teratogena e mutagena può apparire anche nelle generazioni future.

Ciò nondimeno, la Dow Plastic, settore plastico della Dow Chemical, ha ricevuto riconoscimenti internazionali per il suo aiuto al piano VNAH , Assistenza agli Handicappati Vietnamiti. Qualcuno si era probabilmente dimenticato che quegli handicap erano stati provocati da alcune delle invenzioni belliche della stessa multinazionale, che ora andava fiera di tanto generoso aiuto…vampirizzazioni... !

E questo può bastare per capire quanto infame e ipocrita sepolcro imbiancato sia stato il guerrafondaio Presidente USA Bush, che cercava in altri paesi armi di distruzione di massa, quando le teneva ben conservate nei suoi magazzini chimici e nei suoi arsenali!

Riassumiamo: nel 1984 la Union Carbide con nubi di metil-isocianato inonda la baraccopoli di Bhopal, il suo massimo dirigente si dà alla macchia, qualche anno dopo la Dow Chemical la assorbe, la stessa multinazionale nega i risarcimenti agli Indiani.

Ma la storia ha anche un suo tragico paradosso.

La multinazionale Dow Chemical fa causa alle sue vittime: questa incredibile vicenda viene denunciata da Greenpeace e sta accadendo in India.

La Dow, che nel 2001 si è fusa con la Union Carbide, ha chiesto 10 mila dollari ai sopravvissuti della tragedia di Bhopal. Questi si sarebbero resi colpevoli di aver interrotto il lavoro della Compagnia a Bombay, avendo promosso una manifestazione di due ore davanti alla sua sede.

Si tratta dell’ultimo tassello di una tragedia che da 18 anni colpisce gli abitanti di Bhopal, dopo la catastrofe ambientale avvenuta nella notte fra il 2 e il 3 dicembre del 1984, per l’esplosione della industria della fabbrica di pesticidi, dovuta ai tagli sulle misure di sicurezza: dopo la fuoriuscita di 40 mila tonnellate di gas letali, tra cui isocianato di metile e acido cianidrico, il bilancio è stato di 8 mila morti nei primi tre giorni, con mezzo milione di persone seriamente intossicate.

Nel corso degli anni si calcola che siano deceduti almeno 20 mila abitanti, e che ancora oggi ne muoia uno al giorno per le conseguenze di quel disastro. Il numero immediato delle vittime fu altissimo, ma le conseguenze della tragedia furono sicuramente peggiori.

Attualmente l’area del disastro non è ancora stata bonificata e l’impianto è rimasto nelle condizioni di 25 anni fa, con i prodotti letali ancora stoccati in bidoni che fanno fuoriuscire il loro contenuto tossico. Di conseguenza vengono inquinate le falde acquifere e i campi coltivati: altissimo è ancora adesso il numero di tumori, aborti, e malformazioni neonatali.

Per indennizzare le vittime è stato stipulato un accordo vergognoso fra il governo Indiano e la Compagnia, su una base di 473 milioni di dollari, pari ad una media di 400 dollari per persona deceduta. Si tratta di briciole, considerando il fatturato annuo pari a 26 miliardi di dollari della Dow Chemical, che ha acquisito la Union Carbide con tutte le sue attività e benefici, ma che dovrebbe accollarsi anche le passività e le responsabilità del disastro.

Chiaramente gli abitanti di Bhopal si sono dichiarati insoddisfatti.

Pertanto, dopo vent’anni dalla catastrofe, alcune centinaia di donne hanno sfilato sotto la sede della Dow Chemical, a Bombay, chiedendo alla multinazionale americana di non ignorare le sue responsabilità.

Le donne hanno consegnato campioni di terra e acqua inquinata, prelevati dai dintorni della fabbrica dismessa e abbandonata; le donne avevano in mano le “Jhadoo”, le scope tradizionali simbolo del potere femminile, che volevano ricordare alla Dow la necessità di una bonifica del territorio.

Tra le altre richieste, indennizzi più elevati, ma soprattutto l’estradizione dagli Stati Uniti di quel Warren Anderson, al tempo amministratore delegato della Union Carbide, tuttora ricercato dall’Interpol.

Le donne venivano ricevute da un funzionario della Dow, che le rassicurava che le loro rivendicazioni sarebbero state poste all’attenzione delle “alte sfere” della multinazionale.

La risposta di queste “alte sfere” è stata la richiesta di 10 mila dollari di danni per “perdita di lavoro”!

Le richieste della gente di Bhopal
Ecco come nel 2004 la giornalista Elisabetta Rosaspina del “Corriere della Sera” di Milano ricordava il disastro di Bhopal. Un articolo per rivitalizzare il ricordo e la condanna.
Bhopal vent'anni dopo. 555 dollari per il silenzio. I sopravvissuti aspettano ancora i soldi della Union Carbide. In cambio, dovrebbero impegnarsi a mettere fine alle proteste.
Bhopal - La tosse: per Arman, Raju e Ajju, che hanno 20 anni nel 2004, è la colonna sonora della loro vita. La tosse dei loro padri, delle madri, dei fratelli, delle sorelle, e dei vicini, oltre le sottili tramezze. Notte e giorno, estate e inverno, le pareti nude di casa riecheggiano di colpi di tosse. Non arriva e non arriverà mai quello liberatorio, quello che riuscirà a espellere il male dai bronchi sconquassati.
Sopravvivere alla catastrofe chimica del 3 dicembre 1984 non è stato un grande affare: 240 mesi di tosse e fame e, adesso, 555 dollari e 55 centesimi a testa per smettere di protestare. Per lasciar finalmente sbiadire sui muri la scritta “Hang Anderson”, “impiccate Anderson”, rinfrescata ancora ieri e riferita a Warren, l’ex amministratore delegato della Union Carbide, la fabbrica americana di pesticidi che ha trasformato una delle più belle e secolari città dell’India centrale in un assordante lazzaretto di tisici inguaribili.
Survivors of the Bhopal gas disaster beat an effigy of former chief executive of Union Carbide Corp. Warren Anderson, in Bhopal, India, Friday, July 31, 2009.
Bhopal, 31 luglio 2009: 'Impiccate Anderson"
Venticinquemila rupie per smettere di lamentare cecità, nausee, vomiti e fitte al petto. Per lasciare che il mondo dimentichi il nome di Bhopal e le cifre mai precisate della strage.

Tra i sedicimila e i trentamila morti, mezzo milione di superstiti malconci, 150 mila coi polmoni sfiniti e gli occhi cauterizzati dalla grande ustione chimica. E nessun processo per stabilire come sia accaduto.

Arman, Raju e Ajju, classe 1984, come la fuga di 40 tonnellate di gas, sono amici d’infanzia, cresciuti insieme nelle strade di terra battuta e pozzanghere di Congress Nagar, il quartiere musulmano a sud del vecchio stabilimento. Il destino loro e del vicinato quella notte tra il 2 e il 3 dicembre fu deciso dal vento che inseguì i fuggitivi verso meridione, con la sua nube carica di isocianato di metile, lo sterminatore di parassiti campestri, implacabile ingrediente di una miscela brevettata dalla Union Carbide col marchio “Sevin”.

L’efficacia collaudata sugli insetti nei laboratori della Virginia occidentale diventò evidente, senza microscopio, ingigantita a misura d’uomo in India. Non erano cocciniglie e pidocchi a contorcersi nell’erba e nell’asfissia. Donne, uomini, bambini soffocavano nel loro sangue e nel loro vomito, bruciavano senza fuoco. Minuti, ore, giorni, mesi, anni: l’agonia si rivelò di proporzioni variabili. Proprio quanto le stime del disastro, delle conseguenze e delle responsabilità. E dell’impennata di tumori.

Vent’anni di congetture, che ad Arman, Raju e Ajju non interessano granché: vogliono solamente 555 dollari e spiccioli ciascuno, al più presto. “Perché senza quei soldi non possiamo far nulla” dice Arman, il più loquace del terzetto, accovacciato sul pavimento di casa accanto al padre, Feroz, venditore di farina, che dorme avvolto in una vecchia coperta.

Per i loro 1666 dollari e rotti, i tre ragazzi hanno piani precisi e comuni: “Prima cure mediche private e poi il business”. Il business? “Sì, un negozio. O un’altra attività, che ci permetta di farci anche una famiglia”. Con una ragazza di Bhopal? “Quelle di fuori sono più sane, - parla chiaro Arman, con un guizzo astuto negli occhi - molte ragazze qui invecchiano senza un marito. A meno che siano molto belle e molto ricche”.

I tre amici riscuoteranno probabilmente i loro soldi prima di compiere i 21 anni, e da quel momento nulla potranno più pretendere o rivendicare per la loro infanzia bruciata e la loro adolescenza rubata al calcio, al cricket, alla scuola: “Siamo cresciuti analfabeti e deboli”, apre bocca finalmente il timido Raju.

Il quotidiano locale, “Sandhya Prakash”, pubblica l’elenco dei convocati il giorno dopo in tribunale, per la distribuzione degli assegni di risarcimento: le vendite sono triplicate, come il prezzo del giornale, da due a sei rupie. Dieci centesimi di euro ben spesi per quanti scopriranno di poter incassare, vent’anni dopo, il corrispettivo della loro salute.

O dei loro morti: fino a un massimo di 100 mila rupie, 2222 dollari e 22 centesimi, per un genitore o un figlio perduti. È la somma riconosciuta a 3017 vittime. Respinte altre 12 mila richieste.

Non sono pochi soldi, ma si dissolvono subito nelle mani inesperte dei poveri, se arrivano a destinazione. È già successo con la prima rata, anticipata dal governo indiano tra il 1991 e il ’96: “Molti si sono comprati il televisore o sono stati spogliati dagli avvocati”, racconta Rachna Dhinagra, portavoce della Campagna Internazionale Giustizia per Bhopal.

Ora che la Corte Suprema indiana ha sbloccato i 327 milioni di dollari depositati dalla Union Carbide per 566 mila vittime, si cerca di scongiurare lo sperpero: “Stiamo organizzando gruppi di assistenza finanziaria - annuncia Rachna -, suggeriamo di investire in azioni delle Poste Indiane, che rendono il 9 per cento, o di costruire una casa con pannelli a energia solare”.

Nata 26 anni fa a Delhi e cresciuta per 21 a Detroit, Rachna ha abbandonato una carriera di consulente informatica in un’azienda americana quando ha scoperto che la sua prima cliente sarebbe stata la Dow Chemicals, il colosso che aveva assorbito la Union Carbide.

È tornata in India e ora lavora alla Sambhavna Gynecological Clinic for Survivors, il Day hospital fondato dallo scrittore Dominique Lapierre con i diritti d’autore dei suoi successi: La città della gioia, I mille soli e, naturalmente, Mezzanotte e cinque a Bhopal.

Lapierre è arrivato ieri sera, trionfalmente accolto dall’armata di superstiti e attivisti. Le portabandiera sono due cinquantenni, Rashida Bee e Champa Devi Shukla, che hanno brandito minacciosamente le loro scope sotto le sedi della Dow Chemical di mezzo mondo, finché non hanno spuntato i risarcimenti. Contente? “No, vogliamo che i dirigenti della Dow vengano qui, in ginocchio - risponde Rashida -. Ci riusciremo. Devono ripulire la fabbrica abbandonata”.

Le scorie tossiche sono filtrate nel sottosuolo, hanno raggiunto la falda freatica, che disseta 14 comunità nel raggio di due chilometri: “Ventimila persone si stanno avvelenando giorno dopo giorno”, Rachna cita analisi e studi concordi.

La battaglia legale continua, come la tosse, come la contaminazione, come le marce e gli scioperi della fame. Perché continua a uccidere ancora il killer, evaso a mezzanotte e cinque del 3 dicembre 1984 da un sistema di sicurezza governato al risparmio. Un killer che, da vent’anni, non fa differenza fra uomini e pidocchi.
Bhopal, una potenziale meta turistica istruttiva!
Sembra un progetto grottesco, frutto di un atteggiamento sociale cinico, ma questo si legge in un articolo pubblicato nella sezione “Terra Terra” de “il Manifesto” del 13 novembre 2009, a firma di Marina Forti.
The Union Carbide Plant, Bhopal, India. 
Visite guidate a Bhopal
Visite guidate nello stabilimento della Union Carbide di Bhopal in India?
Idea grottesca, eppure è proprio quanto si propongono di fare le autorità di Bhopal, capitale del Madhya Pradesh, stato dell’India centrale: aprire a visite guidate lo stabilimento chimico che la notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1984 rilasciò 40 tonnellate di sostanze tossiche ad alta pressione - isocianato di metile e altro, ma questo si seppe solo più tardi.

Quella notte la fuga tossica investì gli slum circostanti, uccidendo 6.000 persone; molte altre sono morte nei mesi e anni successivi per effetto della contaminazione: il bilancio complessivo aveva superato le 15mila vittime nel 2007, secondo statistiche del governo indiano - secondo gli attivisti sociali, organizzazioni di sopravvissuti e associazioni di medici che lavorano con loro, la cifra reale è 20mila. Insomma: quello di Bhopal è stato il disastro più grave mai avvenuto in un’industria chimica ovunque al mondo.
È anche un disastro “persistente”, nel senso che i suoi effetti non sono esauriti.

Lo stabilimento, una fabbrica di fertilizzanti della multinazionale statunitense Union Carbide, non ha mai riaperto i battenti, e a ragion veduta: era già un vecchio catorcio quando ancora funzionava (le indagini sull'incidente hanno ampiamente stabilito che l’impianto era obsoleto, le apparecchiature di controllo disattivate per evitare i troppo frequenti allarmi: erano disinserite anche quella notte, quando una cisterna si surriscaldò fino a esplodere). Inoltre, nello stabilimento ormai diroccato restano abbandonate migliaia di tonnellate di sostanze tossiche, buttate senza particolari protezioni tra le carcasse arrugginite e i capannoni semi-diroccati: una vera e propria bonifica non è mai avvenuta, e la responsabilità viene da anni rimpallata tra le autorità locali e Dow Chemical (che nel 1999 ha acquistato Union Carbide).

Con il vento le polveri si disperdono, con le piogge le sostanze tossiche percolano nei terreni e vanno a contaminare le falde idriche da cui attinge un’intera popolazione - la fabbrica abbandonata resta in una zona molto abitata di Bhopal.
Dunque il vecchio stabilimento continua a essere una fonte di inquinamento, e le denunce si susseguono da anni.

Nel maggio del 2005 la Corte Suprema Indiana aveva ordinato allo stato di Madhya Pradesh di provvedere “speditamente” a fornire acqua potabile agli abitanti della zona circostante la fabbrica - dopo che analisi e controanalisi hanno mostrato come quelle sostanze tossiche percolano nelle falde idriche. Ma ancora qualche tempo fa un gruppo di attivisti ha denunciato che 14 nuclei abitati sono costretti a bere acqua contaminata.

Ora dunque a Bhopal il Ministro di Stato per la Riabilitazione delle Vittime, Babulal Gaur, vuole aprire al pubblico quel che resta dello stabilimento, nel mese di dicembre, per segnare i 25 anni dal disastro. Dice, leggiamo in resoconti stampa, che aprire l’impianto [N.d.r.: a visite guidate? Sic!] “aiuterà il pubblico a superare le apprensioni e i fraintendimenti e dissipare l’idea che i rifiuti chimici nella fabbrica siano ancora dannosi o che inquinino l’acqua nelle località vicine”.

Si può ben immaginare che queste dichiarazioni hanno fatto insorgere molti attivisti sociali e ambientali, e non solo.

Paradossale idea, quella di aprire un sito tossico al pubblico. Istruttiva, però: così tutti vedranno quei liquami maleodoranti, i bidoni arrugginiti e aperti, i sacchi di sostanze tossiche che disperdono polveri - e le capre che brucano tranquille tra le macerie, e le case a pochi metri da quel inferno.
Nell’articolo della giornalista Elisabetta Rosaspina, veniva citata Rachna Dhinagra, portavoce della Campagna Internazionale Giustizia per Bhopal (ICJB).
Ora viene proposta una recente intervista del 10 novembre 2009 con questa attivista, condotta dalla  “Coalition against Bayer Dangers (Germany)”, una organizzazione scientifica che denuncia i pericoli prodotti dalle attività della tedesca Bayer Corporation.


Bhopal è una storia di avidità e di profitto d’impresa”
Intervista con Rachna Dhingra, International Campaign for Justice in Bhopal (ICJB)

Rachna Dhingra, 32 anni, originaria di Delhi, aveva solo sei anni quando il peggior disastro industriale mai successo al mondo colpiva Bhopal nel 1984.

Ha studiato negli Stati Uniti e con altri studenti ha costituito un’organizzazione per tenere viva l’attenzione sul disastro prodotto dai gas tossici a Bhopal. Rachna si è laureata in scienze economiche nel 2000 e nel gennaio 2003 è andata a vivere a Bhopal. Attualmente costituisce un punto di forza nella campagna internazionale e locale all’interno del Bhopal Group of Information and Action.

Prima di ritornare in India, operava come associata con la Dow Chemical, la società capogruppo della Union Carbide Corporation.

Noi l’abbiamo incontrata a Leverkusen/Germania, sede del quartier generale mondiale della ditta Bayer.
Rachna, qual’è la tua motivazione personale per questo impegno nell’International Campaign for Justice in Bhopal?
Io amo quello che sto facendo. Per me non è un sacrificio, ma qualcosa che mi aiuta a dormire meglio alla notte senza alcun rammarico. Quello che mi angustia di più è che, anche dopo 25 anni dal disastro, il governo permetta alla gente di bere acqua contaminata. Nella sua vita, ogni persona si dà delle motivazioni. Per me è stato questo fatto, che la Compagnia per cui stavo lavorando era più preoccupata per i profitti che non per la vita della gente.

Sono venuta a lavorare a Bhopal con i sopravvissuti, che si sono impegnati in una lotta per migliorare le loro condizioni sanitarie, per avere acqua potabile pulita e per la messa in stato di accusa degli individui e delle imprese responsabili del disastro.

Un quarto di secolo è tanto tempo per aspettare giustizia, ma sono fiduciosa che alla fine tutti otterranno giustizia.
Perché hai deciso di compiere questo tour in autobus per il 25.esimo anniversario del flagello di Bhopal?
Per indicare alla gente che non siamo in presenza solo di un disastro successo 25 anni fa, ma di una catastrofe che continua anche ai giorni nostri. Per viaggiare fra la gente in Europa ed informarla che la vicenda di Bhopal non è solo ristretta a Bhopal, ma è una storia di avidità e di profitto di imprese che pongono il profitto prima della vita delle persone e dell’ambiente.
Il tour in autobus è un modo facile per viaggiare attraverso molti paesi, per fermarsi in piccoli contesti urbani e stringere collegamenti con altre comunità che stanno combattendo battaglie simili. Questo Bus-Tour avviene anche per suscitare consapevolezza e procurare finanziamenti per la clinica Sambhavna, che fornisce le migliori cure mediche, e gratuitamente, alle persone intossicate dalla Union Carbide. Per maggiori informazioni o per fare donazioni, vi prego di visitare il sito www.bhopal.org.

L’anno scorso, siete passati anche per l’impianto della Bayer ad Institute/USA, l’“impianto gemello” di quello di Bhopal, dove nel 2008 è avvenuta una impressionante esplosione. Quali sono state le reazioni al vostro apparire ad Institute?
Questo è stato uno dei pochi posti nel nostro viaggio attraverso gli Stati Uniti dove siamo entrati in contatto con un’altra comunità colpita. É stato veramente emozionante e sconvolgente vedere che nessuna lezione era stata imparata dal disastro di Bhopal.
Tutti noi eravamo estremamente rattristati nel vedere la vicinanza degli impianti ai quartieri residenziali. Appena si entra in città, la puzza delle sostanze chimiche tossiche ti inghiotte e non ti abbandona mai fino al momento che lasci la città. Dopo avere parlato con molti cittadini, ero colpita dal riconoscere le caratteristiche comuni di disturbi fisici che donne e bambini stavano soffrendo per il lento avvelenamento prodotto dagli impianti della Bayer.

Ad Institute si sta male come a Bhopal!

Non sono state condotte significative e specifiche ricerche da parte di agenzie scientifiche e mediche sull’inquinamento dell’acqua, sui quozienti di morbilità e di cancro. Proprio come a Bhopal, ad Institute sono le persone povere e di colore che stanno soffrendo di più.
Perchè hai fatto una vista anche a Leverkusen, casa madre del quartier generale globale della Bayer?
Una delle principali ragioni della mia vista a Leverkusen è stata quella di poter raccontare poi come si vive a Leverkusen e di riferire ai lavoratori dell’industria il tipo di azioni delittuose che la Bayer sta commettendo in altri paesi. Noi desideriamo che i cittadini di Leverkusen sappiano che ALTRE BHOPALS non devono succedere più da nessuna parte e nessuno più deve soffrire quello che la gente di Bhopal ed Institute stanno soffrendo.

Rachna ha incontrato anche dei cittadini di Bhopal residenti attualmente a Leverkusen



Rachna (al centro) con cittadini di Bhopal a Leverkusen



Attualmente, quali sono i problemi più duri che si presentano a Bhopal e quali sono le richieste più importanti?
In questi 25 anni di sofferenze umane senza fine, più di 25.000 persone sono morte. Ognuna del mezzo milione di persone esposte alla nube tossica e i loro bambini hanno perso un parente, un amico o un vicino. Un quinto di più di mezzo milione di persone esposte rimane colpito da una serie di disturbi fisici e mentali a causa dell’esposizione tossica. Decine di migliaia di bambini nati dopo il disastro soffrono di disturbi della crescita e dello sviluppo, centinaia di bambini sono nati con difetti congeniti derivati dai loro genitori, che avevano subito l’esposizione ai veleni della Carbide attraverso i gas e tramite l’acqua delle falde contaminate dai rifiuti chimici tossici prodotti dalla fabbrica.

In questi 25 anni di crimini d’impresa, il peggior massacro industriale nella storia del mondo, i funzionari, individualmente, e le imprese, accusati di omicidio colposo, della crudele aggressione chimica e di altre accuse per reati vari, che non vengono sottoposti a giudizio dai tribunali Indiani, rimangono impuniti.

Nel frattempo, il principale accusato continua a fare affari in India tramite la Dow Chemical Company, di cui attualmente è proprietario. La richiesta di estradizione per Warren Anderson, ex Presidente e principale accusato di falsa testimonianza nel corso del procedimento penale, viene negata dai Dipartimenti di Stato e della Giustizia degli Stati Uniti.
In questi 25 anni di governi immanicati con le corporation, più di 17 anni sono passati e la messa in stato di accusa esige l’estradizione dei rappresentanti dell’Union Carbide, attualmente una corporation con sede negli Stati Uniti, che sta rendendosi latitante presso i Tribunali Indiani.

Il governo è venuto meno dall’accusare di corruzione, un illecito punibile penalmente, la Dow Chemical che ha ammesso di pagare migliaia di dollari in bustarelle a favore di funzionari governativi Indiani per la registrazione di pesticidi. Il governo ha giocato un ruolo attivo nell’aiutare l’Union Carbide a vendere la sua tecnologia e i suoi servizi in India, mentre si rendeva latitante presso le Corti Indiane.

In questi 25 anni di governi antipopolari, malgrado i cambiamenti nei partiti politici che sono arrivati al potere, stato e governi centrali sono rimasti invariabilmente indifferenti rispetto ai problemi sociali ed economici di decine di migliaia di sopravvissuti che hanno perso la loro capacità di guadagnarsi da vivere.

La politica governativa non dichiarata di considerare le esistenze dei cittadini di Bhopal come sacrificabili viene dimostrata dalla consistente e deliberata negligenza nella riabilitazione degli scampati e dei loro bambini. La Commissione Incaricata della riabilitazione a lungo termine dei superstiti rimane sulla carta, malgrado nove mesi di vecchie pubbliche promesse.

Un crimine ambientale globale che continua da 25 anni; l’acqua delle falde e il terreno in un’area di oltre 20 chilometri quadrati si trovano contaminati, con cancro e anomalie congenite causati da sostanze chimiche che danneggiano i polmoni, il fegato e il cervello. Alcune di queste sostanze chimiche sono state trovate nel latte materno delle madri abitanti nei quartieri vicini agli impianti chimici e della discarica dove più di 10.000 tonnellate di rifiuti tossici giacciono interrate. L’area include le strutture industriali con annessi 87 acri di terreno, in cui l’Union Carbide ammette di avere sepolto rifiuti tossici in più di 20 siti.

L’Union Carbide non tiene in nessun conto le citazioni che le provengono dai tribunali Indiani e la Dow Chemical afferma che non ha alcuna intenzione di accollarsi le passività e le eventuali responsabilità del disastro, per un qualcosa poi che le appartiene al 100%.

In questi 25 anni di ritardi e di silenzi su Bhopal, le imprese grandi e piccole di tutto il mondo, incoraggiate dall’assenza di giustizia a Bhopal, continuano con abusi e violazioni intossicanti esercitati sugli habitat dei popoli, sui loro corpi e sui loro figli non ancora nati.

I gas della globalizzazione partecipano ad incrementare l’estendersi dell’impero della tossicità come logica del profitto sulla vita della gente e quelli che verranno al mondo non troveranno più zone idonee all’esistenza.
Cosa bisogna fare per prevenire ulteriori catastrofi come quella di Bhopal?
Le Corporation e gli individui che commettono tali crimini devono essere puniti appropriatamente. Costoro devono essere trattati come criminali, di modo che la morte procurata dai loro veleni sia considerata omicidio, l’aggressione delle loro sostanze tossiche sul corpo delle donne deve essere considerata al pari dello stupro, le malformazioni congenite prodotte nei bambini dovute all’esposizione di tali sostanze chimiche devono costituire violenze criminali.

Se non ribaltiamo il precedente che le corporation non possono arrivare in un posto causando morte, inquinamento, devastazione e andarsene senza alcuna responsabilità criminosa, allora noi abbiamo ben poche possibilità di prevenire catastrofi del tipo Bhopal.

Inoltre, deve essere esaminato a fondo e seguito il Principio di Precauzione. Noi siamo obbligati a porci la domanda se la produzione di tali sostanze chimiche tossiche e pericolose sia proprio necessaria, quando sono inerenti pericoli per la vita umana e per l’ambiente.

Per maggiori informazioni su:
Bhopal Bus-Tour: http://www.bhopalbus.com
Materiali sugli impianti Bayer di Institute/USA: www.cbgnetwork.de/2627.html
Coalition against BAYER Dangers (Germany)
www.CBGnetwork.org
CBGnetwork[at]aol[dot]com
Fax: (+49) 211-333 940   Tel: (+49) 211-333 911

Vi preghiamo di inviare una e-mail per ricevere gratuitamente il bollettino di informazioni in Inglese Keycode BAYER. Sono disponibili anche bollettini in Tedesco/Italiano/ Francese/ Spagnolo.

Comitato Scientifico
Prof. Juergen Junginger, designer, Krefeld
Prof. Dr. Juergen Rochlitz, chimico, ex membro del Bundestag (Parlamento Federale della Germania), Burgwald
Wolfram Esche, procuratore legale, Cologne
Dr. Sigrid Müller, farmacologo, Bremen
Eva Bulling-Schroeter, membro del Bundestag, Berlin
Prof. Dr. Anton Schneider, biologo, Neubeuern
Dr. Janis Schmelzer, storico, Berlin
Dr. Erika Abczynski, pediatra, Dormagen




Milano, 3 novembre 2009; protesta davanti alla sede milanese di DOW






Norrköping, Svezia, 18 novembre 2009: protesta all'alba davanti alla fabbrica DOW Chemicals: "25 anni di ingiustizia: Basta!"


Originale fornito dall'autore

Articolo originale pubblicato il 3/12/2009

Curzio Bettio è membro di Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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