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venerdì 5 marzo 2010

Perché servono così tanti agenti del Mossad per assassinare con un cuscino un Palestinese?

di Gilad Atzmon. Tradotto da Curzio Bettio, Tlaxcala
Mentre in Gran Bretagna, Francia, USA ed Argentina il Mossad può godere localmente dell’appoggio di migliaia di Sayanim, ebrei che sono felici di tradire i loro vicini in favore del diletto Stato ebraico, quando agisce nei paesi arabi il Mossad deve tirarsi dietro i suoi tanti assassini e i loro assistenti, e li infiltra, usando differenti metodi fraudolenti.
Tuttavia, è fonte di meraviglia il fatto che ci siano voluti 26 agenti del Mossad per mettere in atto un singolo omicidio nei confronti di un inerme Palestinese combattente per la libertà, utilizzando un cuscino*. Tenterò di fare un po’ di luce su questa sconcertante questione.
Il Mossad non è proprio una comune agenzia di intelligence guidata da fastidiosi Gentili. In effetti è gestita da Eletti e la sua ragion d’essere è quella di servire lo Stato ebraico e il Progetto Nazionale ebraico.
Negli ultimi giorni abbiamo appreso che più di due dozzine di agenti del Mossad sono stati identificati, al momento, dalla polizia di Dubai. Per questo, ci si dovrebbe anche aspettare che in un collettivo di assassini ebrei tanto numeroso e variegato, operante in un paese arabo ostile, sia necessaria e riscontrabile la presenza di almeno un rabbino combattente, come custode delle disposizioni Kosher, che mantenga aperta una linea diretta con Dio e che tenga sempre vivo il vindice spirito ebraico!
Per quanto a Dubai il cibo sia rinomato per la sua sorprendente squisitezza, al momento non si trovano a disposizione in centro-città negozi di prodotti gastronomici kosher. Dunque, esiste anche la necessità di un esperto ebraicamente addestrato che sia in grado di acquistare opportunamente il pesce per il gefilte (polpette di carpa) e il pollo per la minestra. Inoltre, dovrebbe servire almeno uno chef che sappia come trasformare pollo e acqua in Potere Ebraico (minestra di pollo).
Noi dobbiamo sempre ricordare che, secondo il punto di vista ebraico, il cibo è di estrema importanza. Diversamente dagli animali, che uccidono solo quando hanno bisogno di mangiare o stanno percependo un pericolo incombente, gli Israeliani ammazzano anche per “motivazioni ulteriori” (democrazia, pluralismo, guerra “contro il terrorismo”, ecc.) e preferiscono farlo a stomaco pieno.
Fra interessi culinari e regolamenti dietetici kosher, abbiamo così assegnato i ruoli a 3 membri del team. Tuttavia, altri 23 potenziali assassini sono più che sufficienti per ammazzare una sola persona.
Ma esistono altri elementi da prendere in considerazione. Tenendo ben presenti le recenti rivelazioni rispetto all’instabilità mentale di alcuni membri del Mossad, è più che verosimile che uno psichiatra, un analista freudiano, un paramedico psichiatrico e un’infermiera risultino indispensabili per assistere gli eroi ebraici “prima e dopo” l’azione letale.
Certamente, questo riduce la nostra squadra a 19 potenziali assassini, giust’appunto!
Da quanto apprendiamo dalla stampa, 6 di questi agenti del Mossad erano donne. Questo dovrebbe comportare che qualche estetista ci vuole. Almeno un parrucchiere specializzato in “situazioni che fanno arricciare i capelli”.
Inoltre si rende necessario un consulente di Cosmesi Ebraica e qualcuno che si intenda di manicure e pedicure. Uno che sia in grado di trasformare l’unghia di una donna ebrea in una spada sionista letale (nel caso in cui nel guanciale tecnologico dovesse prodursi un qualche guasto). Avremo anche bisogno di uno specialista in parrucche, però che sappia trasformare un ragazzo di Tel Aviv in un giovinetto dell’Essex.
Questi “specialisti in bellezza G(iudaica)” riducono il nostro team di assassini a 17 componenti.
Ma non è ancora finita, stando a quanto appreso dalla stampa.
I nostri assassini del Mossad erano piuttosto appassionati di tennis. Chiaramente non avrebbero mai riposto la loro fiducia su un arbitro arabo o jihadista, quindi dovevano portarsi dietro il loro arbitro di fiducia. Probabilmente necessitavano di un arbitro di tennis israeliano kosher e di qualche atletico colono come raccattapalle. Supponiamo che abbiano assunto 2-3 raccattapalle e un arbitro: questo ridurrebbe il nostro team di potenziali assassini a soli 14 elementi.
A detta del Times, l’Olocausto gioca un ruolo di primo piano nella filosofia del Mossad. “Dobbiamo essere forti, usare il nostro cervello e difendere noi stessi in modo tale che l’Olocausto non abbia più a ripetersi”, afferma Meir Dagan, l’attuale capo del Mossad. Esattamente, il Mossad sta ammazzando nel nome del passato ebraico!
Ed è più che probabile che il Mossad abbia schleped, infiltrato a Dubai alcuni dei suoi più bravi sacerdoti dell’Olocausto, tali che ricordassero alle spie per quale motivo dovevano essere dei giustizieri e perché dovevano allontanarsi dall’umana famiglia. Tenendo conto della narrazione mitica sulla cifra del sei, è ragionevole presumere che il Mossad abbia inviato a Dubai almeno sei mentori in Olocausto, uno per ogni milione.

Tuttavia, com’è noto, l’Olocausto nazista è soltanto uno fra innumerevoli altri Giudeicidi.
“Mai perdonare, mai dimenticare”, questa è evidentemente la prospettiva del futuro ebraico.
Nel complesso, possiamo annoverare 9 o 10 sacerdoti ebrei del Giudeicidio, in modo da includere i pogrom in Europa orientale del 19° secolo, l’Inquisizione, Amalek e così via.
Questo dovrebbe restringe la nostra lista di potenziali killer a soli 5 membri.
Per quanto gli ebrei nazionalisti e i loro leader spirituali abbiano promesso solennemente di “non dimenticare mai” e di ricordare per sempre, vi sono in realtà alcune cose su cui insistono a passare sopra, a rimuovere o ad ignorare.
Per esempio, sembrano non riuscire ad afferrare l’effettivo significato della Missione di Inchiesta delle Nazioni Unite sul Conflitto di Gaza, nota anche come Rapporto Goldstone.
Gli ebrei insistono nel rigettare la lettura di Shlomo Sand, che interpreta la loro storia come un’accozzaglia di favole fantasmatiche di totale invenzione, ai limiti della totale assurdità.
Insistono ad evitare di prendere in considerazione il fatto che i dispacci di AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, un gruppo di pressione americano noto per il forte supporto ad Israele), AJC (American Jewish Committee), ADL (Anti Defamation League), LFI (Labour Friends of Israel) e CFI (Catholics for Israel), tutti esercitano su di noi la loro pressione in favore di una ideologia razzista espansionista, il sionismo.
Con un Ministro per gli Affari Esteri britannico David Miliband iscritto nella lista dei propagandisti come “Promotore di Hasbara (propaganda) israeliana” e con i sionisti che predicano le guerre interventiste nei mezzi di informazione di massa, con Bernie Madoff che ci fa la lezione sulla tecnica Ponzi e con Alan Greenspan che ci ha procurato la  più grande catastrofe finanziaria di sempre, si crea l’assoluto bisogno di qualche specialista ebreo in grado di indottrinare gli agenti del Mossad in modo da ridurli nella cecità più completa e in una totale amnesia. Suppongo che con gente del calibro di Wolfowitz, Miliband, Goldstone, Abe Foxman, Greenspan, Madoff, Olmert, Livni, Sharon, Peres e tanti altri come costoro, ci vorranno ben più di 5 esperti per convincere la squadra di killer del Mossad che la causa ebraica sia realmente kosher.
Come si può ben vedere, abbiamo già messo nel conto almeno 26 indispensabili assistenti all’assassinio, senza mai citare un solo operatore-al-cuscino del Mossad. Come possiamo constatare, sono necessari ben più di 26 agenti del Mossad per ammazzare un Palestinese disarmato. Suppongo che nei prossimi giorni la polizia di Dubai esibirà molte altre foto di Israeliani in parrucca.
Devo ammettere che, con Israele in giro, la vita è sempre piena di sorprese. Che cosa mai faremo quando se ne sarà andato?
* Troverete il vostro cuscino ebraico cliccando qui.



Originale da: l'autore-Why it takes so many Mossad agents to kill a Palestinian with a Pillow?

Articolo originale pubblicato il 1-3-2010
L’autore

Gilad Atzmon è un autore associato a Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística, della quale Curzio Bettio fa parte. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala:
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=10111&lg=it

giovedì 26 novembre 2009

Israele, “luce fra le Nazioni”!


di Gilad ATZMON, 21/11/2009. Tradotto da Curzio Bettio, Tlaxcala








 
 “Israele è la luce fra le nazioni” recita la Torah*. Infatti lo è, ma non proprio così come lo afferma la Torah. Israele supera tutti in molti comportamenti. Ad esempio, nel terrorizzare le popolazioni civili e nel praticare alcune delle tattiche omicide più devastanti nei confronti dei vecchi, delle donne e dei bambini. 
Ieri, il Jerusalem Post  riportava che il Presidente della Commissione Militare della NATO, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, si era recato in Israele all’inizio di questa settimana per esaminare “le tattiche e i metodi delle forze armate Israeliane (IDF) che l’Alleanza militare potrebbe utilizzare per le sue azioni di guerra in Afghanistan.”
Un ufficiale superiore della Difesa Israeliana aggiungeva: “La prima cosa che attualmente sta nei pensieri della NATO è come vincere in Afghanistan…Di Paola era veramente impressionato dall’IDF [acronimo per Israel Defense Forces, traduzione inglese del nome ufficiale dell’esercito israeliano, Tzva HaHagana LeYisra'el], come la più importante fonte di informazioni, data la nostra esperienza operativa.” 
Vorrei consigliare all’ufficiale Israeliano così come all’Ammiraglio Di Paola di frenare un pochino il loro entusiasmo. L’IDF non vince una guerra dal 1967!
Sì, ha ammazzato molti civili, ha distrutto molte città, ha fatto patire la fame e morire di fame milioni di persone, ha commesso crimini di guerra con cadenza giornaliera per decenni, cionondimeno non ha più vinto una guerra.
Per questo, l’IDF non può davvero insegnare alla NATO come vincere in Afghanistan. Se i generali della NATO sono tanto stupidi da seguire le tattiche dell’IDF, come i generali di Israele, cominceranno a vedere accumularsi contro di loro imputazioni per crimini di guerra.
A tempo debito, costoro potranno essere anche abbastanza fortunati da condividere le loro celle con qualche Israeliano, quando la giustizia farà il suo corso.  

L’Ammiraglio Di Paola ha passato due giorni con lo scellerato Comandante di Stato Maggiore dell’IDF Tenente Generale Gabi Ashkenazi, l’uomo che ha guidato l’IDF all’interno di Gaza, lo scorso dicembre. 
Nello stato ebraico, la visita dell’Ammiraglio Di Paola ha suscitato un vero entusiasmo. È stata considerata come un’ulteriore rassicurazione di ‘business’, un’ottima faccenda, come al solito. La visita di un alto ufficiale superiore della NATO ha indotto gli Israeliani nella convinzione che nessuno sta prendendo in considerazione il rapporto Goldstone.
“La visita di Di Paola è significativa,” afferma il Jerusalem Post “dal momento che arriva proprio quando l’IDF è sottoposta a critiche crescenti sull’onda del Rapporto Goldstone in relazione all’Operazione Piombo Fuso e contemporaneamente alla decisione da parte della Turchia, un membro della NATO, di escludere Israele dalle esercitazioni e manovre aeree congiunte.”
Comunque, diventerebbe di primaria importanza sviluppare un ragionamento sugli interessi reciproci che stanno emergendo fra le due parti, Israele e la NATO.
“Durante il loro incontro di mercoledì, Ashkenazi e Di Paola hanno discusso le modalità di promuovere vincoli di natura militare fra Israele e la NATO ed un progetto per inserire un vascello della Flotta Militare Israeliana in “Active Endeavor”, una missione NATO, istituita dopo gli attacchi dell’11 settembre, secondo la quale navi militari della NATO pattugliano il Mediterraneo per prevenire traffici illegali connessi al terrorismo.”

Infatti questa è una mossa indispensabile per Israele. Al momento, la Marina Militare Israeliana è operativa nel Mediterraneo come un branco di Pirati Yiddish (Yidisshe Piraten), che assaltano, dirottano illegalmente e rapinano navi in acque internazionali.
Quindi, operando sotto le bandiere della NATO, gli Israeliani sarebbero in grado di terrorizzare qualsiasi vascello in alto-mare, in nome dell’“Occidente”.
Per lo stato ebraico, questo consisterebbe in un passo avanti decisamente importante.
Fino ad ora, gli Israeliani hanno commesso atrocità in nome del popolo Ebraico. Allora, operando sotto le bandiere della NATO, gli Israeliani sarebbero in grado di esercitare la loro pirateria in nome dell’“Europa”. Questa mossa è un’ulteriore prova della transizione spirituale ed ideologica all’interno del Sionismo, dalla “Terra Promessa” al “Pianeta Promesso”.
Mentre Israele ha la disperata necessità di una legittimazione da parte della NATO, la NATO è molto più modesta. Tutti i suoi bisogni consistono nell’imparare tattiche e conoscenze.
Per qualche ragione, insiste ad apprendere da Israele come infliggere sofferenze a popolazioni civili. Già, più sofferenze, di questo si tratta, infliggere più sofferenze! 
“Ufficiali della Difesa della NATO hanno dichiarato che Di Paola ha utilizzato questi incontri con l’IDF per acquisire nuove tecnologie che possono avere applicazione nella guerra in Afghanistan”. Il Jerusalem Post riferisce che Israele è “leader riconosciuto nel mondo nello sviluppo di mezzi blindati specializzati per proteggere da dispositivi esplosivi di emergenza (IED), altrimenti noti come ‘bombe da bordo strada’.”
Infatti, questo è il motivo. I generali israeliani da tanto tempo si sono resi conto che i loro giovani soldati tanto preziosi preferiscono stare nascosti all’interno dei loro mezzi corazzati piuttosto che scontrarsi a viso aperto con il “nemico”, vale a dire con la popolazione civile, con ragazzi, anziani e donne.
Ma questo non è bastante; Di Paola era anche interessato alle “capacità e ai metodi Israeliani di raccolta informazioni tramite attività spionistiche che l’IDF usa quando opera in centri popolati da civili.”
Di Paola sottolineava come “la NATO e l’IDF stavano affrontando le medesime minaccie – la NATO in Afghanistan ed Israele nei suoi conflitti con Hamas ed Hizbullah.”
Vorrei ancora consigliare all’Ammiraglio Di Paola di leggersi immediatamente e con molta attenzione il Rapporto Goldstone, in modo da potere ben afferrare le eventuali conseguenze legali strettamente personali, una volta che cominciasse ad introiettare “le tattiche israeliane”.    
Se l’Ammiraglio Di Paola desidera essere utile al suo esercito, dovrebbe davvero visitare Israele, ma dovrebbe incontrare anche ogni criminale di guerra, sia politico che militare, in modo da conoscere esattamente quello che NON deve fare. 
Le possibilità per la NATO di vincere in Afghanistan non sono limitate, a dire il vero sono esaurite. La NATO può solo perdere. Molti analisti di cose militari, e generali ricchi di esperienza, si rendono conto che la guerra è già persa. La NATO ha procurato sufficienti carneficine al popolo Afghano senza centrare alcuno dei suoi obiettivi militari o politici. 
Dato che Israele nel 2006 in LIbano ha subito una severa umiliazione da una esigua formazione paramilitare Hizbullah ed ha mancato di conseguire i suoi obiettivi militari nell’Operazione Piombo Fuso nel corso della sua guerra genocida contro Hamas, non vi è nulla da imparare da Israele da   parte della NATO.
Dovesse la NATO procedere ad implementare le tattiche dell’IDF, tutto questo produrrebbe una drammatica riduzione della sicurezza in tutta Europa e in America. 
Se noi abbiamo interesse alla pace e vogliamo che la pace prevalga, quello che dobbiamo fare è di allontanarci quanto più possibile da ogni relazione di ordine spirituale, ideologico, politico e militare che abbia qualche affinità con il Sionismo, con Israele e le sue lobbies.
Infatti, se “Israele è la luce fra le nazioni”, qualcuno ci deve spiegare perchè le sue prospettive di pace si sono fatte sempre più scheletriche e tenebrose. 
La mia risposta è veramente semplice. Israele può essere vista senza difficoltà come la “luce delle Nazioni”, fino a quando si impara da Israele ciò che non si deve fare. 
Di fatto, questo è il messaggio trasmesso a noi dai grandi profeti dell’Umanità, Gesù e Marx. “Ama il tuo vicino, sta in mezzo agli altri, trascendi te stesso al di là della tua tribù (al di là del tuo particolare!) e proiettati verso il regno dell’Universale.” Ed è esattamente questo che gli Israeliani non riescono ad afferrare. Per un cumulo di ragioni, loro amano se stessi quasi quanto odiano i loro vicini.
Se l’Ammiraglio Di Paola desidera catturare i cuori e le menti del popolo afghano (piuttosto che “vincere una guerra”) dovrebbe in primo luogo imparare a voler bene. Questo è un qualcosa che non potrà imparare a Gerusalemme o a Tel Aviv. Gaza, Ramallha e Nablus probabilmente promettono meglio! 
Io, il SIGNORE, ti ho chiamato in giustizia; e ti prenderò per mano e ti formerò per essere alleanza del popolo e luce per i Gentili » (Isaia 42:6)



La NATO invita Israele ad un appoggio navale  
Si sono consolidati i legami fra Israele e la NATO con la decisione della NATO di utilizzare la flotta militare di Israele con funzioni di assistenza.
Israele invierà una delle sue navi da guerra nel Mediterraneo per unirsi alla forza navale della NATO nella missione “Active Endeavor”, per pattugliare il Mediterraneo Orientale e tenere sotto controllo il naviglio, per rilevare, impedire le attività terroristiche e proteggere da queste, anche abbordando navi se necessario. La missione viene condotta dal Comando Settore Marittimo dell’Alleanza, di base a Napoli, Italia, che utilizza una Task Force dispiegata nel Mediterraneo.
Un ufficiale di collegamento Israeliano è già presente nella forza.
Il Segretario Generale Aggiunto della NATO Claudio Bisogniero sarà in Israele lunedì o martedì (23-24 novembre) della prossima settimana. Bisogniero guiderà una delegazione che condurrà colloqui ad alto livello con ufficiali Israeliani concernenti la partecipazione di Israele nel Mediterraneo.
Durante la sua vista a Tel Aviv e a Gerusalemme, Bisogniero incontrerà il vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri di Israele, Avigdor Liberman, il Presidente e membri della Commissione della Knesset per gli Affari Esteri e la Difesa, il Sottosegretario alla Difesa Matan Vilnai, il Capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale di Israele dr.Uzi Arad, ed altri funzionari governativi. Se tutto procederà secondo i piani, con tutta probabilità la nave da guerra Israeliana andrà a raggiungere la forza navale della NATO all’inizio del prossimo anno. 
Sono stati raggiunti accordi per le disposizioni da assegnare al vascello israeliano, in modo da evitargli missioni che possano interessare acque territoriali arabe. 

Fonte: Macau News.Net del 21 novembre 2009